Cibo e turismo enogastronomico: un binomio vincente

Da dove ripartire per promuovere lo sviluppo economico locale e nazionale? Qualcuno dice dal turismo, qualcun altro dal ciboCibo e turismo enogastronomico possono diventare un binomio vincente? La risposta ovviamente è sì, specialmente per un paese come l’Italia dove le bellezze del territorio spesso si accompagnano alle delizie del gusto!

 

I fatti parlano chiaro: oggi i territori in Italia con i più alti tassi di occupazione sono contraddistinti da una particolare vocazione turistica o alimentare. Da Bressanone e Ortisei (Bolzano), a Bormio (Sondrio), Borgo San Lorenzo (Firenze) e Alba (Cuneo), nei primi 30 posti in Italia dei sistemi locali del lavoro per tasso di occupazione, ben 18 hanno una specializzazione produttiva legata al turismo e all’agroalimentare. Un caso? Probabilmente no.

cibo e turismo enogastronomico

Gli (infiniti) itinerari del gusto

L’Italia è da sempre sinonimo di buon cibo e cultura alimentare, con una gamma inconfondibile di gusti, sapori e profumi e un’incredibile varietà di piatti e di ricette diverse per comune, provincia e regione che non hanno eguali. La cucina italiana resta la più rinomata al mondo, gli stranieri apprezzano: questo non andrebbe mai dimenticato in un’ottica di sviluppo turistico.

Il Parmigiano Reggiano, il prosciutto di Parma o il San Daniele, l’aceto balsamico di Modena, il pesto ligure, la mozzarella di bufala campana, il tartufo di Alba e i salumi locali sono solo alcuni dei migliaia di specialità che fanno del Bel Paese la terra del gusto e solo alcuni dei possibili infiniti itinerari del gusto realizzabili in Italia.

cibo e turismo enogastronomico

La cultura gastronomica tra cibo e turismo in Italia

Parlare di cibo nel Bel Paese appare comunque riduttivo. Sarebbe più corretto parlare di cultura gastronomica, perché l’esperienza del cibo passa attraverso la ricerca dei sapori antichi, la riscoperta dei prodotti genuini e dei cibi semplici della tradizione rivisitatili in chiave moderna, in un ponte che unisce presente e passato e che raccolta molto della storia e del folklore italiano.

È in questo senso che il binomio tra turismo e cibo si realizza: cibo e turismo diventano l’occasione per raccontare una storia, per indagare un territorio specifico, rendendo possibile assaporare lo spirito di un luogo anche nel piatto in cui si mangia.

Il cibo diventa una forma di turismo culturale, un turismo tematico e sostenibile, il turismo enogastronomico, che, se ben portato avanti e gestito nell’ottica giusta può diventare una vera risorsa per l’economia del territorio (e del Paese). Quella del turismo enogastronomico continua a essere una voce vincente nell’economia mondiale e a maggior ragione per l’Italia, uno straordinario traino e fonte di promozione per una vacanza made in Italy.

Le start-up del turismo enogastronomico

Qualcuno si è accorto del connubio speciale tra cibo e turismo: cresce sempre più il numero delle start-up italiane legate al contesto del turismo enogastronomico. Realtà come Gnammo, Bon Appetour, Newgusto, VizEat, Foody o With Locals, si occupano di cibo e turismo su vari fronti, tra cui quella di far vivere al viaggiatore l’esperienza di gustare i piatti delle tradizioni locali a casa delle persone. una cosa è chiara: i visitatori non si accontentano più di un pacchetto precostituito, ma vogliono vivere esperienze uniche e reali.

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